Maternity Blues

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E’ nata.

Dopo tutte le peripezie e gli sballottamenti che ho vissuto, finalmente è arrivato quel giorno, e quel giorno è nata.

Sentire il suo pianto è stata la gioia più grande… e anche la mia più grande paura.

Tutti ti dicono che è bellissimo, che è emozionante, che è un’esperienza che una donna deve fare nella vita. Tutti ti dicono che sarà la cosa che amerai di più per tutta la vita, che un figlio è amore puro.

Però devono anche dirti che non è facile. Non è rosa e fiori. E’ stress, depressione, agitazione, pianti, sia tuoi che suoi. Perchè nessuno invece ti racconta questo?

Sembra che le altre mamme o sono state fortunate e hanno partorito il figlio perfetto, oppure per una sorta di sadismo non ti dicono nulla, perché pure tu devi soffrire, per essere una vera madre.  Un po’ come la questione tra parto naturale e parto cesareo o con la peridurale. Se decidi di non soffrire, ti guardano come se non fossi degna di diventare madre… un po’ come la questione allattamento al seno sì o no, se non allatti al seno ti giudicano male… tanto, alla fine, qualsiasi cosa tu faccia, gli altri avranno sempre qualcosa di cui rimproverarti. Facile parlare a caso, difficile parlare sinceramente.

Nessuno ti dice che non dormirai più 8 ore consecutive. No, quel frugolo che prima era dentro la tua pancia ti sveglierà urlando che ha fame e tu devi obbedire, tirare fuori la tetta o scaldare subito il biberon per assecondare i suoi bisogni. E magari un giorno piangerà tutta la notte, senza motivo. E tu non sai cosa fare: piange per fame? Piange per coccole? Perchè piangi? Shhh shhh… E crolli, piangi, vorresti avere una mano, ma a chi chiedi? Tuo marito ti guarda perplesso, vorrebbe aiutarti ma se allatti con il tuo latte non può fare niente che distrarlo, ma pure lui è sotto pressione, vedere te in quello stato e il bebè che si dispera.

Ti senti sola, a chi chiedere? Se chiedi aiuto, ti rispondono: E’ una fase, passa. Ok, ma io sono qui che non so se la passerò, non so nemmeno cosa farò nel giro di 5 minuti, perché Sua Maestà forse dorme per un’ora, o forse per 5 minuti.

Non puoi più prenderti tempo per te, per sistemare casa, per fare la spesa… no, sei completamente a disposizione di quel frugolo. Ti chiedi: Ma chi me l’ha fatto fare? E poi lo prendi, lo guardi negli occhi e piangi perché hai pensato le peggio cose, quando lui è così piccolo e indifeso, e vuole solo la sua mamma. E ti senti una pessima madre, che non meriti quel bimbo, non meriti quello sguardo. E piangi ancora.

Perché queste cose non le dicono? Ci vorrebbe un corso post-partum obbligatorio per le mamme, per gestire l’allattamento e il grande cambiamento. E invece ti pompano con il dolore del parto, con l’allattamento a richiesta, con respirazione, quando in realtà la parte più difficile arriva dopo la nascita. Perché non ti dicono la verità?

Puoi sentirti male, puoi sentire il bisogno di piangere, perché gli ormoni sono in subbuglio, il tuo corpo subisce un altro cambiamento, perché deve ritornare più o meno come prima. Non ti raccontano del maternity blues, che devi parlare, non devi chiuderti in te stessa, altrimenti crolli e cadi nella depressione più totale.

Potrai anche essere forte e magari tutte queste brutte sensazioni non le sentirai, buon per te. Ma nessuno sa come ci si sentirà dopo che il bebè sarà fuori dalla pancia, quindi meglio informarsi su cosa può accadere dopo. Può capitare a tutte, improvvisamente: credevi di essere forte e invece vedi il mondo crollare, tutte le tue certezze e la tua routine sparire improvvisamente. Devi riorganizzarti, tu, il tuo compagno e il tuo bambino. Ora siamo in tre, non più in due.
E’ una grossa rivoluzione della vita, e non sei mai preparata abbastanza per affrontarla. Non sottovalutare mai che potresti aver bisogno di aiuto.
Non nascondiamo che potrebbero esserci problemi. Invece di pomparci sui lati positivi, sarebbe meglio far conoscere l’altro lato della maternità, quello scuro, che ti fa sentire una madre inadeguata.
La paura più grande è quella di non fare bene le cose, di far del male al bebè…
A volte basta solo qualche parola di conforto, un aiuto concreto, del tipo fare la spesa, da mangiare, le pulizie. La neo mamma deve stare tranquilla. Non dovrebbero nemmeno chiamarla dal lavoro… non mettetele fretta, datele tempo.
Viviamo in un paese dove si crede che dopo i tre mesi il bambino sia autosufficiente e la madre carica e pimpante per tornare al lavoro. Non è così. Difficile da far capire agli altri, soprattutto gli uomini.
Un figlio non è una penalizzazione della donna, è un atto d’amore che le dà forza. Un figlio cambia profondamente tutto, ma come tutti i cambiamenti c’è bisogno di tempo per metabolizzare.

Quello che abbiamo bisogno, noi neo mamme, è solo comprensione, solidarietà e tanta, tanta pazienza.
Non demonizzateci, capiteci, dateci tempo.
Ne usciremo più forti di prima.

Ps: avevo iniziato a scrivere questo post qualche giorno dopo la nascita, ma essere mamma è un’esperienza che ti cattura completamente… ed è passato già un mese! In poco tempo cambiano tante cose… e capisci che l’importante è stare con la tua piccola meravigliosa creatura.

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