Chiudo la porta di casa

Ieri ho chiuso il contratto di affitto.

Ho dato tutte le cure possibili all’alloggio che mi ha ospitato per 7 anni, dove ho costruito la mia famiglia, dove è nata la cosa più bella che poteva darmi la vita. Ho dato il bianco, rimesso a posto, tenuto con cura e grazia un vecchio appartamento che aveva i suoi difetti, ma nonostante tutto era vivibile.

Ho sempre trattato i padroni di casa con cortesia, gentilezza e rispetto, sono sempre stata puntuale nei pagamenti, e ho cercato di essere una inquilina impeccabile. Mi sono sempre preoccupata per loro quando stavano male, chiedevo loro notizie agli altri inquilini, in quanto non ero quasi mai a casa. Ho sempre avuto cura di essere anche una buona vicina con tutti e ho trovato delle gentili anziane che mi hanno trattato come una loro nipote, con la classica cura delle nonne.

Quando ho detto che me ne andavo, le mie nonne adottive erano tristi, si erano affezionate a noi e quasi mi mettevo a piangere.

Invece il padrone non mi ha riservato il trattamento che avrei pensato.

Magari sono troppo onesta, troppo gentile, troppo cortese. Magari sono pretenziosa, mi faccio troppe aspettative, credo che il mio interlocutore sia una persona come me, onesta, gentile e cortese.

E’ colpa mia, mi faccio troppe aspettative e poi rimango delusa.

Infatti, ieri, era come se mi avesse vomitato addosso tutto un astio nascosto per tanti anni, di cui non mi ero resa conto. Mi ha detto che non ho tenuto bene la casa, che non sono stata una brava inquilina, che lì è “casa sua” e si fa come dice lui, anche se non è giusto. Ho dovuto mantenere la calma, ho sentito il mio cuore battere forte e la fiducia spezzarsi.

Mi ha fatto male. Sapere di non essere stata una gradita ospite mi ha fatto male.

Mi ero resa conto che non era propriamente l’esempio più onesto dell’essere umano, ma ho sperato che alla fine, nonostante tutto, il rapporto si sarebbe concluso con professionalità.

Mi sbagliavo.

Mi dispiace, perché io ce la metto tutta, sono onesta e a certe azioni non giuste mi disgustano.

Mi dispiace aver finito tutto in un modo poco cordiale e con molta rabbia.

Non devo però ricordare quell’alloggio con la scortesia dell’ultimo giorno. Voglio ricordarmi, invece, che in questi anni non sono stata male.  Le persone di quell’appartamento sono la cosa più rassicurante di questo pianeta. Gente gentile, comprensiva e cordiale.

Ora devo ricominciare in un nuovo appartamento, in una nuova zona, con nuove persone.

Bisogna abituarsi a nuovi ritmi, a nuovi rumori, a nuove facce.

La novità spaventa e attrae, come la vertigine. E’ una trappola, perché nella novità ti fai delle aspettative e cominci a volare con la fantasia. Ma dopo l’esperienza triste del vecchio alloggio, voglio partire più prevenuta e aspettarmi di tutto.

Troverò sicuramente persone come quelle che ho lasciato, nel bene e nel male.

Il problema è che al male non ci si abitua mai.

Chiudo la porta di casa e vado avanti.

 

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