Cerentola – riflessioni post visione

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Ci siamo abbonati a Netflix, e con questa cosa abbiamo messo la parola fine a tutti i nostri contatti sociali.

E’ una droga, niente da fare. Tra film e serie tv, cartoni per la piccola e documentari per i grandi, c’è da perdersi.

Inoltre, ogni mese ci sono sempre nuove uscite interessanti, e la mia lista si allunga di visioni che posticipo e non credo riuscirò mai a finire (vedi Supernatural…).

A volte, quando sua grazia Grumpy Lucy me lo concede, rimango la sera a vedere qualcosa che interessa solo me, come l’altra sera… ho provato a vedere Cenerentola. Non il cartone (magari!), ma  il film del 2015, regia di Kenneth Branagh.

La storia la conosciamo tutti, non mi dilungo. Kenneth Branagh pure lo conosciamo, è colui che ha messo un po’ di Shakespeare in Thor, quindi una garanzia. Le premesse per un bel film ci sono: non solo il regista, ma anche gli attori promettono bene: Cate Blanchett nel ruolo della perfida matrigna, Helena Bonham  Carter è una fata madrina fantastica, Lily James e Richard Madden una coppia da favola, appunto.

Troppa dolcezza, troppo zucchero, troppa glicemia… la fanciulla è una santa scesa in terra per salvare le nostre anime (manca solo che la madre l’abbia partorita da vergine e abbiamo una nuova Messia).

Il messaggio principale di tutto il film è che la gentilezza salverà il mondo.  E’ un bellissimo messaggio. Alla fine la gentilezza ripaga chi la usa, ma i tempi sono molto più lunghi (come l’Asl).

E’ stato creato un prodotto tale e quale al cartone animato del 1950 destinato ad un pubblico infantile.

Oggi i film per bambini hanno anche l’attenzione degli adulti e le case cinematografiche creano prodotti adatti per tutto il pubblico, mettendo anche delle citazioni che i genitori possono facilmente riconoscere, oppure creando pellicole animate prettamente per adulti. Forse mi aspettavo un prodotto simile, dimenticandomi la funzione fondamentale delle fiabe: devono insegnarci qualcosa.

Trovo coraggioso promuovere il messaggio della gentilezza. In un mondo connesso 24 ore al giorno, dove si può avere e dire qualsiasi cosa con prepotenza ed ottenerla, essere gentili e cortesi è diventato controcorrente.

Siamo diventati aggressivi, vogliamo tutto e subito, vogliamo che i nostri figli imparino in fretta, vogliamo il successo a tutti i costi, i soldi a tutti i costi.

Siamo diventati come la matrigna e le sue figlie, schiave di un modello superficiale e sbrigativo. Badiamo più all’aspetto esteriore, a quello che pensano gli altri. Sfruttiamo i social per soddisfare il bisogno narcisistico di mostrarci. Se non pubblichiamo sul web, non esistiamo.

Eppure, tutto questo mostrare l’aspetto esteriore ci ha fatto dimenticare i nostri sentimenti, quello che sentiamo dentro. Per questo ci arrabbiamo quando qualcuno ci giudica o ci fa del male… Tutti abbiamo bisogno di trattare tutti con gentilezza. Essere cortesi e rispettosi, lo pretendiamo dagli altri, ma facciamo fatica a comportarci nella stessa maniera con loro. E’ un circolo vizioso: gli altri non mi trattano come vorrei, quindi tratto gli altri male. Non è così, e Cenerentola ce lo insegna perfettamente.

Ella dispensa la sua cortesia a chiunque, dalla matrigna alla serva, ha un sorriso per tutti, una parola gentile perfino per gli animali. All’inizio ho pensato che fosse troppo irreale una persona del genere, però questa esagerazione  è tipico dello schema fiaba. Ci sono buoni e cattivi, due modi di vivere distinti. Bianco e nero, la strega cattiva e la fata buona.

Ovviamente nella vita non dobbiamo ridurre tutto a due colori, ma questo ci insegna che essere gentili è la miglior cosa che possiamo fare al prossimo. Noi non sappiamo le loro battaglie, le loro giornate, i loro problemi… come gli altri non sanno i nostri.  Ed essere gentili è un atto di coraggio. Solo con la nostra forza possiamo sopportare la vita di tutti i giorni. Trovo che sia un bellissimo insegnamento, nonostante tutta la stucchevolezza presente nel film.

“Sii gentile e abbi coraggio”

Un bel messaggio, da film tratto da una fiaba, da bambini.

Sinceramente, io preferivo la versione dei Grimm: http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/cenerentola

 

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Il primo vendicatore è la Torcia Umana?

Dopo aver visto Thor non potevo perdermi il prossimo film dedicato al mondo degli Avengers della Marvel.

Dunque, quando ho saputo del film e ho visto il bonazzo che interpretava Steve Rogers aka Capitan America il mio primo dubbio è stato: ma quello non ha fatto la Torcia Umana?????

Sì, Chris Evans aveva già interpretato un supereroe in passato, Johnny Storm, ovvero la Torcia Umana in “I Fantastici 4” e in “I Fantastici 4 e Silver Surfer”, assieme a Jessica Alba (lei nel ruolo di Susan Storm, la sorella donna invisibile). Un bel ruolo, strafottente quanto basta per farsi conoscere nel mondo del cinema.

Sapere che lui interpretava anche Capitan America, il primo Vendicatore e il simbolo per eccellenza del Super Uomo Americano, mi ha lasciato con il dubbio. Come faranno nei film successivi, nel caso i Fantastici 4 si imbattono nell’eroe? (cosa che succederà, visti i tantissimi cross-over presenti nell’universo Marvel)

Inoltre, leggendo di qua e di là, scopro che ha già firmato un contratto che prevede ben sei film nel ruolo del primo vendicatore (correggetemi se sbaglio), quindi ci scapperebbe sicuramente un incontro… si vedrà! Intanto godiamoci il primo film…

Steve Rogers è un giovane americano che vuole arruolarsi nell’esercito statunitense per combattere  contro i nazisti nella seconda guerra mondiale. Essendo estremamente debole e fragile, viene respinto in tutte le visite mediche militari. All’ennesimo tentativo,viene notato da uno scienziato, il professor Erskine, il quale sta sviluppando un “siero del supersoldato”. Stupito dalla tenacia di Steve, debole ma dall’animo grande e impavido, lo fa arruolare nella sua squadra speciale diretta nelle Alpi italiane. E’ lì infatti che il giovane si sottopone all’esperimento, diventando un Super Soldato, trasformandolo completamente nel fisico. L’euforia della metamorfosi si interrompe presto: una spia nazista, intrufolatasi tra gli spettatori del test, uccide il professor Erskine e accidentalmente il famoso siero viene distrutto. Così, il giovane Steve, rinato sotto le vesti di Capitan America, decide di usare l’ultimo dono del professore, la sua nuova forza, per combattere contro i nazisti e il misterioso Teschio Rosso…

La trama originale è stata tutto sommato mantenuta. Peccato solo che si accenni solamente alla passione di Steve per il disegno (nel fumetto originale, Steve Rogers è un fumettista). Il tutto viene centrato sulla personalità del personaggio, di un piccolo uomo che nonostante tutto vuole servire il suo paese e il mondo intero, un uomo che in nome della libertà e della sua bandiera vuole entrare in una guerra più grande di lui. Piccolo sì, ma con una grande tenacia, la sua arma vincente.

Gli effetti speciali sono STREPITOSI, ammettiamolo! Il fisico mingherlino del debole Steve con la faccia di Chris Evans è stato realizzato alla perfezione, non si nota nulla. E poi, tadà! alto fustacchione tutto muscoli (Evans dice che ha passato molte ore in palestra, ma penso che abbiano fatto anche lì qualche ritocchino…). Anche le altre scene mozzafiato sono realizzate molto bene, godibili sia in 3D che in 2D.

Passiamo al costume. All’inizio leggevo in qualche commentuzzo nel web che era stato completamente cambiato e imbruttito… In effetti il costume ufficiale è un po’ più militaresco, con lo scudo che smorza. Ma il costume originale non è stato affatto abbandonato: i nostalgici lo potranno vedere in una parte del film in cui Chris Evans lo indossa, assieme a simpatiche ballerine e theme musicale (non racconto altro, non che sia uno spoiler, ma certe cose è meglio vederle, no?)

In generale gli attori sono tutti bravi. Chris Evans ha dato dimostrazione di esserlo: dalla strafottente Torica Umana al responsabile Capitan America, nel quale si è trovato perfettamente a suo agio. Hugo Wheaving nel ruolo del Teschio Rosso (e appena l’ho visto stavo per gridare “Il sig. Smith!!!!!”… Matrix mi ha fatto male!) poteva fare di più… sarà perchè in fondo per me il ruolo del generale nazista per eccellenza è quello di Christoph Waltz (Bastardi Senza Gloria docet, tra l’altro alcune scene di questo film me l’hanno ricordato molto), il quale avrei visto molto bene nella parte… ma non è che può sempre fare il cattivo, no? Una nota di merito va a Stanley Tucci nel ruolo del Professor Erskine, davvero molto bravo: trasforma un serio professore in una persona amichevole e  quotidiana (graziosa la scena in cui offre da bere a Steve il giorno prima dell’esperimento).

Come ho già detto nel post precedente, nel 2012 uscirà la pellicola “The Avengers”, diretta da Joss Whedon (il creatore della serie tv “Buffy” e “Firefly”), in cui ritroveremo Capitan America affiancato dalla crème de la crème delle forze del bene, tra cui Thor, Iron Man e Hulk. Già Joss Whedon di per sè è una garanzia, se aggiungiamo poi Chris “Thor” Hemsworth, Robert “Iron Man” Downey Jr. e Chris “Captain America” Evans… beh, donne, venite!!!

Che altro dire? Un film godibile da vedere e che bisogna vedere per non perdere il filo con le pellicole che verranno dopo.

Ah, rimanete in sala dopo i titoli di coda, perché la storia non è finita… anzi… comincia! 🙂

THOOOOOOOOR!!!

 

Il titolo del post risale all’anno scorso, quando io e Flavio siamo andati a vedere Iron Man 2 (bel film e bellissimo Robert Downey Jr.). Le pellicole ispirate ai fumetti Marvel, solitamente, alla fine dei titoli di coda, mostrano una breve scena del prossimo film che uscirà al cinema. In Iron Man 2, il film si chiude con una scena in cui lo SHIELD trova uno strano martello nel Nuovo Messico… ma di chi sarà mai se non del mio supereroe preferito????

Dunque, sapere che avrebbero fatto un film sul mio bel Dio del Tuono mi ha reso molto molto felice ^^

L’attesa è stata lunga, ma ho aspettato pazientemente, nonostante i vari casini del trasloco.

Premessa obbligatoria: nei film basati da fumetti tanti particolari della storia originale sono omessi, romanzati, cambiati per esigenze di produzione (conosciute anche come esigenze di soldi e accaparramento pubblico, per intenderci). Anche Thor subisce lo stesso trattamento, ma diciamo che si sono arrangiati bene.

Thor, figlio del dio Odino, ha tutte le carte in regola per succedere al padre, tranne una: l’umiltà. Infatti, non comprende perché il padre sia accondiscendente con i loro acerrimi nemici, i giganti di ghiaccio. Così, dopo un fallito tentativo di invasione dai parte del nemico, Thor decide di attaccare il regno dei giganti, fallendo miseramente, tanto che deve intervenire lo stesso padre degli dei per salvarlo dai guai. Per punirlo, Odino priva il figlio dei poteri e lo caccia dal regno di Asgard, proprio mentre una giovane astrofisica, Jane Foster, studia dei misteriosi eventi notturni.

Thor si ritrova sperduto, senza poteri, in un mondo che non conosce, con mortali ignari di ciò che c’è oltre il cielo, ma nonostante tutto in grado di aiutarli a riprendere il suo martello, dono di Odino e fonte della sua forza.

Intanto ad Asgard, i fidi compagni del Dio del Tuono cercano di trovare una soluzione per far tornare Thor al suo posto, ma qualcuno ha piani ben diversi…

Non voglio continuare il racconto per non rovinarvi la storia, ma chi legge fumetti Marvel sa già cosa accadrà.

Il film è diretto molto bene, a parte qualche perplessità a livello di sceneggiatura (ma ne trovo ovunque in film del genere, è un mio personale pallino bastardo…). L’attore scelto per il personaggio di Thor, Chris Hemsworth, è azzeccatissimo (oltre che appositamente scelto per noi donnine), molto somigliante e sa fare molto bene il ruolo dello spavaldo. Jane Foster è interpretata da una brava Nathalie Portman ante-Oscar; come interpretazione mi ha ricordato molto quella di Evey di V per Vendetta.

Una riflessione a parte merita il regista del film, Kenneth Branagh. L’ho visto in film tratti dai drammi di Shakespeare e me lo ritrovo a dirigere un film su un supereroe. Mi sono chiesta, perché? In Thor, incredibilmente, il regista ha mescolato temi shakesperiani e trama dei fumetti in modo eccellente. C’è il contrasto padre-figlio, la rivalità tra fratelli, l’amore di due giovani di due mondi diversi e quel pizzico di ironia, che troviamo anche in molti testi shakesperiani. Branagh ha trasformato un personaggio fumettistico in un giovane Amleto che deve crescere per riconoscere cosa sia la vera forza. Inoltre, Thor è un personaggio che si ispira alle leggende nordiche, tra l’altro riprese più volte nel film. Una doppia lettura del personaggio, dunque, una fumettistica e una leggendaria, che il registra sfrutta per creare un personaggio moderno e vicino ai mortali più di quanto egli stesso crede.

Anche qui, come anticipato all’inizio, c’è una piccola scena dopo i titoli di coda, in cui si trova qualcosa…

Queste scenette finali sono poi piccoli espedienti per collegare con un filo logico tutti i lungometraggi che riguardano i Vendicatori, una sorta di premessa per il kolossal sugli Avengers che intendono realizzare (in cui c’è un certo Joss Whedon tra gli ideatori, giusto per aggiungere qualche chicca)

Non a caso, il prossimo film sarà sul capo di questo gruppo, Capitan America, interpretato da Chris Evans, altro bel figaccione per noi donnine.

La mia perplessità è solo questa: Chris Evans ha interpretato la Torcia Umana nei Fantastici 4 in ben due film. Se poi vorranno continuare con le varie saghe Marvel, come si farà? Mah!

Intanto ingannando l’attesa per il colossal, godiamoci di immaginarci poi questi due bei figaccioni insieme (omaggio per le donnine come me, nerd inside dal cuore tenero^^)

 

Non lasciarmi

Tempo fa, entrando in una nuova libreria, mi è capitato tra le mani un libro, “Non lasciarmi” di Ishiguro Kazuo. Dal titolo mi sembrava la classica storia d’amore strappalacrime stile Harmony. Giro e ne leggo la trama: l’ho comprato.

A prima vista, il titolo è fuorviante, ma la storia è decisamente tosta.

Tre ragazzi, Kathy, Ruth e Tommy, crescono all’interno di un istituto chiamato Hailsham, che nasconde qualcosa di speciale. Gli studenti stessi sembrano avere qualcosa di speciale: i loro lavori artistici vengono selezionati e i più belli faranno parte della galleria di “Madame”; sin da piccoli gli viene detto di tenere bene al proprio corpo, perchè un giorno saranno “donatori” o “assistenti”. In mezzo a questa atmosfera, s’intrecciano le storie dei protagonisti, scoprono l’amore e la voglia di stare insieme, costi quel che costi.

Il libro racconta le memorie di Kathy, che ripercorre i ricordi dell’istituto, dei Cottage e della storia tra Ruth e Tommy. Kathy ricorda tutto nei minimi particolari e svela al lettore la terribile verità dietro i progressi inspiegabili della medicina, che nel frattempo è riuscita a sconfiggere cancri e tumori.

L’ho trovato molto avvincente e ben costruito, è stata una lettura piacevolissima. Ogni oggetto, ogni parola acquista un significato nel corso della narrazione e non è messa lì a caso. Lo stesso titolo fa riferimento a una canzone che sarà importante per capire i legami dei personaggi. E’ una storia d’amore, certo, ma di un’amore che è rimasto sopito, impedito dalla gelosia, ma che nonostante tutto riaffiora forte, ma quest’amore non potrà mai essere vissuto a pieno.

Talmente soddisfatta della lettura del libro, ero contentissima di sapere che ne usciva il film, con tre attori mica male nei ruoli dei protagonisti: Carey Mulligan, Keira Knightley e Andrew Garfield. Così ho convinto la mia dolce metà a vederlo.

 

Il suo commento a caldo? “Se mangiavo 2 chili di polenta, sarebbe stato più leggero!”

In effetti, l’atmosfera ovattata degli anni 50 del film è stata resa perfettamente… ma pesante. La narrazione stessa è pesante, rispetto a quella scorrevole del libro. Capisco che molte cose non possono essere raccontate nel film, ma di alcune sono stati fatti adattamenti che mi hanno lasciato un pò delusa (ad esempio, come Kathy ha preso la cassetta e ha cominciato a ballare con il cuscino in grembo, è stato completamente stravolto).

Si sà che leggere un libro e vederne poi il film lascia a tutti un amaro in bocca (tanto che molte volte preferisco vedermi il film e poi leggerne il libro), però in questo caso alcune cose si potevano evitare. E mi ha meravigliato il fatto che tra i produttori del film risulta l’autore stesso del libro. Mah… esigenze di mercato?

Il regista Mark Romanek ovviamente non poteva trasformare ogni cosa del libro in scena, altrimenti sarebbe stato molto più lungo, però bisogna dargli merito per come ha diretto tutto il film (anche se un pò pesantino) e in particolar modo i tre protagonisti. I personaggi sono stati mantenuti esattamente come nel libro. Carey Mulligan e Andrew Garfield sono meravigliosi, la Knightley un pò meno a mio parere.

Giudizio finale: buono meno meno. Lo studente poteva applicarsi di più, ma capisco che trarre un film da un libro ha sempre tanti rischi. Dai sono buona, tolgo il meno meno 🙂

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