Va tutto bene.

La depressione è una brutta bestia, in tutti i sensi.

E’ una mano oscura che si appoggia alla spalla e ti ricorda tutti i giorni, tutte le ore, tutti i secondi che non vali niente, che non meriti di esistere.

E’ quella cosa che ti fa esistere e ti spreme l’emozione dal corpo, continuando ad andare avanti e a far finta che vada tutto bene.

Gli amici non capiscono perchè non li chiami più e si sentono offesi. Nessuna mano che ti offre aiuto… e dici che va tutto bene.

La famiglia non si rende conto di cosa stai passando, pensa che sei sempre la solita scorbutica e permalosa, che ti lamenti sempre, che vedi sempre tutto negativo, quindi perchè preoccuparsi? Sono sempre stata così.

Sì, va tutto bene. Sono io che mi lamento.

Va tutto bene.

Va tutto bene.

Non sorrido? Pazienza, è un momento no.

Ma va tutto bene.

E poi dimentichi perchè prima sorridevi. Non vuoi vedere nessuno. Ti chiudi. Non esci.

Ma va tutto bene.

E se dici che va tutto bene, prima o poi la gente ti lascia stare, non si interessa, e perchè se ne deve interessare?

E’ così che inizia, pensi sia un periodo, e poi il periodo è lungo, passano le stagioni… passa un anno. Non ti emoziona più nulla, non trovi gusto nel fare niente.

Non dormi bene, sei sempre stanca e non hai voglia di fare niente. Ti lasci andare, ti vesti male, non ti trucchi, non ti curi… tanto chi si rende conto che tu stai male? E poi, dai, va tutto bene.

Va tutto bene.

Questa è la depressione.

L’illusione che vada tutto bene, che sei tu quella sbagliata nel mondo, che in fondo a nessuno interessi.

Sei tu quella sbagliata, non vedi che va tutto bene? Perchè ti lamenti?

E dentro di te qualcosa di consuma piano piano, consuma le emozioni, consuma i sorrisi, consuma il cuore. E rimani indifferente a tutto.

E sentendoti sbagliata, ti crei l’illusione, la maschera.

Va tutto bene.

Porto ancora questa maschera. Non riesco a togliermi la tristezza. Mi sento in trappola.

Ma va tutto bene.

Cerentola – riflessioni post visione

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Ci siamo abbonati a Netflix, e con questa cosa abbiamo messo la parola fine a tutti i nostri contatti sociali.

E’ una droga, niente da fare. Tra film e serie tv, cartoni per la piccola e documentari per i grandi, c’è da perdersi.

Inoltre, ogni mese ci sono sempre nuove uscite interessanti, e la mia lista si allunga di visioni che posticipo e non credo riuscirò mai a finire (vedi Supernatural…).

A volte, quando sua grazia Grumpy Lucy me lo concede, rimango la sera a vedere qualcosa che interessa solo me, come l’altra sera… ho provato a vedere Cenerentola. Non il cartone (magari!), ma  il film del 2015, regia di Kenneth Branagh.

La storia la conosciamo tutti, non mi dilungo. Kenneth Branagh pure lo conosciamo, è colui che ha messo un po’ di Shakespeare in Thor, quindi una garanzia. Le premesse per un bel film ci sono: non solo il regista, ma anche gli attori promettono bene: Cate Blanchett nel ruolo della perfida matrigna, Helena Bonham  Carter è una fata madrina fantastica, Lily James e Richard Madden una coppia da favola, appunto.

Troppa dolcezza, troppo zucchero, troppa glicemia… la fanciulla è una santa scesa in terra per salvare le nostre anime (manca solo che la madre l’abbia partorita da vergine e abbiamo una nuova Messia).

Il messaggio principale di tutto il film è che la gentilezza salverà il mondo.  E’ un bellissimo messaggio. Alla fine la gentilezza ripaga chi la usa, ma i tempi sono molto più lunghi (come l’Asl).

E’ stato creato un prodotto tale e quale al cartone animato del 1950 destinato ad un pubblico infantile.

Oggi i film per bambini hanno anche l’attenzione degli adulti e le case cinematografiche creano prodotti adatti per tutto il pubblico, mettendo anche delle citazioni che i genitori possono facilmente riconoscere, oppure creando pellicole animate prettamente per adulti. Forse mi aspettavo un prodotto simile, dimenticandomi la funzione fondamentale delle fiabe: devono insegnarci qualcosa.

Trovo coraggioso promuovere il messaggio della gentilezza. In un mondo connesso 24 ore al giorno, dove si può avere e dire qualsiasi cosa con prepotenza ed ottenerla, essere gentili e cortesi è diventato controcorrente.

Siamo diventati aggressivi, vogliamo tutto e subito, vogliamo che i nostri figli imparino in fretta, vogliamo il successo a tutti i costi, i soldi a tutti i costi.

Siamo diventati come la matrigna e le sue figlie, schiave di un modello superficiale e sbrigativo. Badiamo più all’aspetto esteriore, a quello che pensano gli altri. Sfruttiamo i social per soddisfare il bisogno narcisistico di mostrarci. Se non pubblichiamo sul web, non esistiamo.

Eppure, tutto questo mostrare l’aspetto esteriore ci ha fatto dimenticare i nostri sentimenti, quello che sentiamo dentro. Per questo ci arrabbiamo quando qualcuno ci giudica o ci fa del male… Tutti abbiamo bisogno di trattare tutti con gentilezza. Essere cortesi e rispettosi, lo pretendiamo dagli altri, ma facciamo fatica a comportarci nella stessa maniera con loro. E’ un circolo vizioso: gli altri non mi trattano come vorrei, quindi tratto gli altri male. Non è così, e Cenerentola ce lo insegna perfettamente.

Ella dispensa la sua cortesia a chiunque, dalla matrigna alla serva, ha un sorriso per tutti, una parola gentile perfino per gli animali. All’inizio ho pensato che fosse troppo irreale una persona del genere, però questa esagerazione  è tipico dello schema fiaba. Ci sono buoni e cattivi, due modi di vivere distinti. Bianco e nero, la strega cattiva e la fata buona.

Ovviamente nella vita non dobbiamo ridurre tutto a due colori, ma questo ci insegna che essere gentili è la miglior cosa che possiamo fare al prossimo. Noi non sappiamo le loro battaglie, le loro giornate, i loro problemi… come gli altri non sanno i nostri.  Ed essere gentili è un atto di coraggio. Solo con la nostra forza possiamo sopportare la vita di tutti i giorni. Trovo che sia un bellissimo insegnamento, nonostante tutta la stucchevolezza presente nel film.

“Sii gentile e abbi coraggio”

Un bel messaggio, da film tratto da una fiaba, da bambini.

Sinceramente, io preferivo la versione dei Grimm: http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/cenerentola

 

La segretaria

E’ sempre colpa della segretaria.

Sempre.

L’avete mai notato?

 

Le segretarie hanno una vita grama. Fanno tutto, ma non viene riconosciuto loro niente.

Sono quelle che vi rispondono al telefono con tono gentile, vi fanno una battutina, vi tirano su il morale se l’ordine è in ritardo. Sono quelle che cercano di risolvere il problema, di capire il vs. disagio e quelle a cui spesso tirate addosso le vostre frustrazioni di cliente insoddisfatto.

Sono quelle a cui viene chiesto vita, morte e miracoli del cliente, cercano di aiutarvi per risolvere il problema, quelle che sanno tutto dei vostri ordini, delle vostre fatture… e quelle a cui date un sacco di giustificazioni per i pagamenti in ritardo, sono quelle che sopportano le vostre lamentele.

E sono anche le prime che dimenticate.

Perché se l’ordine è puntuale, non ringraziate la segretaria, ringraziate il manager.

Se l’offerta è arrivata in tempo, ringraziate il responsabile acquisti, non la segretaria che ha redatto la quotazione in tempo di record.

Volete sempre parlare con il direttore, con il manager, con il responsabile, eppure vi affibbiano sempre la segretaria. E lei farà di tutto per accontentarvi, parlerà lei a vostro nome al direttore, al manager, al responsabile… e poi alla fine sarà sempre lei a risolvervi il problema. Eppure voi insistete a ringraziare sempre altri.

La segretaria sa tutto. Deve sapere tutto. Altrimenti non è una segretaria.

La vera segretaria sa tutti gli appuntamenti, tutti i prezzi, tutte le condizioni di vendita dei clienti. Ma non deve saperlo il capo, non è di sua competenza, per ricordare le cose ha la segretaria.

La segretaria sa tutte le quotazioni dei corrieri, tutti gli sbarchi delle navi per l’import, tutti i nomi dei corrispondenti. Ma non deve saperlo l’export manager, lui deve solo fare bella figura con il cliente e dirgli i prezzi, ma poi tutto il lavoro, lo deve fare la segretaria.

Quindi, carissimi, evitiamo di dare sempre la colpa alla segretaria scansafatiche che non fa niente tutto il giorno.

Abbiate rispetto per la gente che lavora.

Se siamo tutti trattati gentilmente, lavoriamo tutti meglio e siamo tutti felici.

Amen.

 

PS: E visto che stiamo sfatando i luoghi comuni: LA SEGRETARIA SEXY NON ESISTEEEEEEE!

Su Tiziana

Solitamente cerco di tenermi lontano dagli argomenti più cliccati e seguiti dal web. Ci sono già troppe voci e poi molte volte quello che vorrei dire lo dicono altri, quindi…

Questa volta sento il bisogno di dire la mia, potete leggerla o meno, siete liberi.

Come eravate liberi di non insultare Tiziana.

Io non la conosco, non seguo molto le mode del social di commentare qualsiasi cosa. L’ho conosciuta solo per gli ultimi fatti di cronaca, per il suo ultimo estremo gesto. Un gesto spiazzante, di una donna che non poteva più vivere la sua vita, la sua libertà. Ed ora tutti quelli che prima le puntavano il dito, sono diventati improvvisamente moralisti… oppure accusatori, sedicenti paladini del buon gusto, che pretendono di giudicare una persona per il suo passato. E dire che se l’è cercata.

Punto primo: una donna che ama il sesso non è una troia. Non necessariamente. Perché ci sono prostitute a cui il sesso non piace, ma per loro è un lavoro/sfruttamento.  Ma, udite udite, pare sia la scoperta del secolo: ad alcune donne PIACE fare sesso,  farlo in tutti modi, perché è divertente. Una scoperta che ha fatto impazzire un sacco di bigotti, soprattutto maschi (non uomini, questi non sono uomini), per quei morti di figa (scusate il termine) che hanno sbavato di fronte alle foto e al video amatoriale.

Un video che doveva essere PRIVATO.

E qui passo al punto due: non esiste più una sfera privata, ora è tutto social. Famiglia, lavoro, amici, tutto deve essere maledettamente condiviso e reso pubblico. Tutti devono sapere dove andiamo, cosa mangiamo, cosa facciamo, non esiste più il concetto di privato. Non è solo un fatto di privacy, ma proprio di sfera privata, assieme ad altre persone vere, reale. Ora tutti condividono sui social, su internet, tramite whatsapp ogni cosa. Come se ci fosse bisogno di urlare al mondo intero che esistiamo e facciamo cose. Ma perché poi? Perché abbiamo questa dannata voglia di postare in rete le nostre “imprese”? Vogliamo sentirci importanti, è l’unica spiegazione che riesco a darmi. Vogliamo essere conosciuti, vogliamo gridare al mondo la nostra esistenza, e per questo postiamo di continuo. Se abbiamo poi un discreto pubblico, questo desiderio si alimenta e si amplifica. E’ un sentimento tipicamente adolescenziale, non a caso i massimi fruitori dei social network sono proprio i teenagers. E con il web siamo diventati tutti teenagers che devono dire la loro opinione e spesso andare contro e criticare qualsiasi cosa, anche offendendo.

Io sono della filosofia vivi e lascia vivere, ma nei limiti del RISPETTO.

Punto tre: rispetto, questo sconosciuto. Non esiste più la concezione di rispetto. Tutti lo pretendono, ma nessuno è pronto a darlo. Rispetto per le scelte sessuali, per le scelte di vita, rispetto per noi come PERSONE, come esseri umani, abbiamo diritto ad avere la nostra libertà.  Anche libertà di sbagliare. Perché la povera Tiziana si fidava del suo “fidanzato” che l’ha filmata, ci ha creduto, e soprattutto, ha avuto la libertà di fare quell’atto per cui l’avete definita impunemente “troia”. Ha sbagliato a fidarsi, come ha sbagliato a fidarsi delle altre persone a cui ha fatto vedere il video, visto che qualcuno è stato talmente vigliacco da condividere con altri pezzenti un fatto PRIVATO, che doveva rimanere privato, e soprattutto ha violato il RISPETTO della ragazza. Perché poi? Perché fa i pompini, quindi è troia… Le ha mancato di rispetto, perché è una DONNA.

Punto quattro: siamo un paese di MASCHILISTI. Siamo nel 2016, nel XXI secolo, e la donna viene considerata ancora un oggetto inferiore da sfruttare. Non è una convinzione solitamente religiosa, ma anche culturale. Qui in Italia ci meravigliamo di come le donne vengono quasi nascoste secondo certi rami della cultura islamica, ma forse ci dimentichiamo che in alcuni ambienti italiani è ancora così! E anche parlo anche di ambienti di governo, nel lavoro, nella vita, la donna viene continuamente sminuita e le viene impedito di avere una vita come un nomale uomo. Una donna in carriera viene guardata male, perché non fa la madre. Oppure una donna che si dedica alla famiglia viene lo stesso criticata perché non può vivere solo per i figli. Qualsiasi cosa una donna faccia, sarà sempre e comunque criticata. Siamo troppo legati a una visione matriarcale della donna. La donna come madre e basta. E’ un fatto culturale che difficilmente verrà superato, soprattutto se lo stesso nostro governo promuove iniziative come il #fertilityday (l’orrore, l’orrore…) e si ostina a tagliare i fondi alla scuola e a tutte quelle attività che possono aiutare i genitori. Siamo tutti bravi a parlare di uguaglianza e diritti, ma qui vedo pochi fatti. Vedo donne che lasciano il lavoro perché non riescono a pagare il nido; vedo donne che lavorano perché il marito non lo trova e vengono comunque criticate perché non si dedicano alla famiglia; vedo donne relegate a ruoli minori oppure meno a seconda del loro aspetto fisico. Le quote rosa sembrano una presa in giro, se osiamo ribellarci a questi ruoli standardizzati veniamo additate ad isteriche acidelle… Ma possiamo essere quello che vogliamo? Possiamo avere il rispetto per essere persone, invece di cose?
Questa vignetta esprime esattamente quello che voglio dire:

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Un bruttissimo fatto di cronaca ha scatenato una valanga di reazioni, ma deve prima di tutto far riflettere. Non è difficile, è un sinonimo di PENSARE.

Prima di dire che “se l’è cercata”, mettetevi nei loro panni. E se fosse accaduto a voi? Perché bisogna per forza essere cattivi e commentare di pancia qualsiasi cosa?

E’ per questo che questa società fa schifo. Ci lamentiamo dei giovani che si vestono poco, che rispondono male, che sono maleducati, che filmano e condividono con gli amici… non è colpa del web. E’ colpa nostra, di tutti. Siamo noi che dobbiamo cambiare la società, con le azioni, con i gesti. Siamo noi che dobbiamo RIFLETTERE, STUDIARE, INFORMARCI.

Sono sempre convinta che la gentilezza salverà il mondo, ma se continuiamo a chiuderci e a credere solo a quello che ci fa comodo, come possiamo pretendere che il mondo migliori?

Prima di criticare, prima ancora di scrivere in quella maledetta tastiera, prima di condividere senza giudizio, pensate alle conseguenze, pensate al vostro odio…

L’odio ha mai risolto qualcosa? L’ignoranza ha risolto qualcosa?

Sono una misera sognatrice, una misera voce su un milione che devono dire la loro.

Forse non sarete nemmeno arrivati fino alla fine, forse avete visto che il post era lungo e vi stavo annoiando.  Ma se siete arrivati fino a qui, vi do un consiglio: pensate, informatevi, studiate.

E siate gentili.

Un pensiero a Tiziana, e un abbraccio alla sua famiglia.

Maternity Blues

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E’ nata.

Dopo tutte le peripezie e gli sballottamenti che ho vissuto, finalmente è arrivato quel giorno, e quel giorno è nata.

Sentire il suo pianto è stata la gioia più grande… e anche la mia più grande paura.

Tutti ti dicono che è bellissimo, che è emozionante, che è un’esperienza che una donna deve fare nella vita. Tutti ti dicono che sarà la cosa che amerai di più per tutta la vita, che un figlio è amore puro.

Però devono anche dirti che non è facile. Non è rosa e fiori. E’ stress, depressione, agitazione, pianti, sia tuoi che suoi. Perchè nessuno invece ti racconta questo?

Sembra che le altre mamme o sono state fortunate e hanno partorito il figlio perfetto, oppure per una sorta di sadismo non ti dicono nulla, perché pure tu devi soffrire, per essere una vera madre.  Un po’ come la questione tra parto naturale e parto cesareo o con la peridurale. Se decidi di non soffrire, ti guardano come se non fossi degna di diventare madre… un po’ come la questione allattamento al seno sì o no, se non allatti al seno ti giudicano male… tanto, alla fine, qualsiasi cosa tu faccia, gli altri avranno sempre qualcosa di cui rimproverarti. Facile parlare a caso, difficile parlare sinceramente.

Nessuno ti dice che non dormirai più 8 ore consecutive. No, quel frugolo che prima era dentro la tua pancia ti sveglierà urlando che ha fame e tu devi obbedire, tirare fuori la tetta o scaldare subito il biberon per assecondare i suoi bisogni. E magari un giorno piangerà tutta la notte, senza motivo. E tu non sai cosa fare: piange per fame? Piange per coccole? Perchè piangi? Shhh shhh… E crolli, piangi, vorresti avere una mano, ma a chi chiedi? Tuo marito ti guarda perplesso, vorrebbe aiutarti ma se allatti con il tuo latte non può fare niente che distrarlo, ma pure lui è sotto pressione, vedere te in quello stato e il bebè che si dispera.

Ti senti sola, a chi chiedere? Se chiedi aiuto, ti rispondono: E’ una fase, passa. Ok, ma io sono qui che non so se la passerò, non so nemmeno cosa farò nel giro di 5 minuti, perché Sua Maestà forse dorme per un’ora, o forse per 5 minuti.

Non puoi più prenderti tempo per te, per sistemare casa, per fare la spesa… no, sei completamente a disposizione di quel frugolo. Ti chiedi: Ma chi me l’ha fatto fare? E poi lo prendi, lo guardi negli occhi e piangi perché hai pensato le peggio cose, quando lui è così piccolo e indifeso, e vuole solo la sua mamma. E ti senti una pessima madre, che non meriti quel bimbo, non meriti quello sguardo. E piangi ancora.

Perché queste cose non le dicono? Ci vorrebbe un corso post-partum obbligatorio per le mamme, per gestire l’allattamento e il grande cambiamento. E invece ti pompano con il dolore del parto, con l’allattamento a richiesta, con respirazione, quando in realtà la parte più difficile arriva dopo la nascita. Perché non ti dicono la verità?

Puoi sentirti male, puoi sentire il bisogno di piangere, perché gli ormoni sono in subbuglio, il tuo corpo subisce un altro cambiamento, perché deve ritornare più o meno come prima. Non ti raccontano del maternity blues, che devi parlare, non devi chiuderti in te stessa, altrimenti crolli e cadi nella depressione più totale.

Potrai anche essere forte e magari tutte queste brutte sensazioni non le sentirai, buon per te. Ma nessuno sa come ci si sentirà dopo che il bebè sarà fuori dalla pancia, quindi meglio informarsi su cosa può accadere dopo. Può capitare a tutte, improvvisamente: credevi di essere forte e invece vedi il mondo crollare, tutte le tue certezze e la tua routine sparire improvvisamente. Devi riorganizzarti, tu, il tuo compagno e il tuo bambino. Ora siamo in tre, non più in due.
E’ una grossa rivoluzione della vita, e non sei mai preparata abbastanza per affrontarla. Non sottovalutare mai che potresti aver bisogno di aiuto.
Non nascondiamo che potrebbero esserci problemi. Invece di pomparci sui lati positivi, sarebbe meglio far conoscere l’altro lato della maternità, quello scuro, che ti fa sentire una madre inadeguata.
La paura più grande è quella di non fare bene le cose, di far del male al bebè…
A volte basta solo qualche parola di conforto, un aiuto concreto, del tipo fare la spesa, da mangiare, le pulizie. La neo mamma deve stare tranquilla. Non dovrebbero nemmeno chiamarla dal lavoro… non mettetele fretta, datele tempo.
Viviamo in un paese dove si crede che dopo i tre mesi il bambino sia autosufficiente e la madre carica e pimpante per tornare al lavoro. Non è così. Difficile da far capire agli altri, soprattutto gli uomini.
Un figlio non è una penalizzazione della donna, è un atto d’amore che le dà forza. Un figlio cambia profondamente tutto, ma come tutti i cambiamenti c’è bisogno di tempo per metabolizzare.

Quello che abbiamo bisogno, noi neo mamme, è solo comprensione, solidarietà e tanta, tanta pazienza.
Non demonizzateci, capiteci, dateci tempo.
Ne usciremo più forti di prima.

Ps: avevo iniziato a scrivere questo post qualche giorno dopo la nascita, ma essere mamma è un’esperienza che ti cattura completamente… ed è passato già un mese! In poco tempo cambiano tante cose… e capisci che l’importante è stare con la tua piccola meravigliosa creatura.

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